Come di consueto, Domenica 17 marzo abbiamo celebrato la festa di San Giuseppe all’interno della quinta Domenica di Quaresima. Il programma della giornata era: Santa Messa in Duomo con i bambini e i ragazzi del catechismo, momento di condivisione e di catechesi e, infine, il pranzo comunitario. La Santa Messa delle ore 10:00 è stata animata dal gruppo dei papà che da alcuni anni fanno servizio in occasione del loro patrono San Giuseppe. La Messa è stata presieduta dal giovane vicario delle nostre parrocchie don Arrigo Duranti che nell’omelia ha ricordato che uno degli atteggiamenti più difficili da assumere è scomparire partendo dall’immagine del seme consegnataci nel Vangelo. Don Arrigo ha parlato di noi, dei nostri modi in cui preferiamo occupare la scena, essere visibili, contare qualcosa. Ci sono però dei tempi in cui, per portare frutto, bisogna anche imparare ad uscire di scena. Quando il seme viene gettato nella terra, il contadino vede solo una distesa brulla e piatta. Non c’è niente. Occorre saper aspettare con pazienza. Il seme deve accogliere la zolla che lo schiaccia, deve rimanere al buio nel freddo della terra. Il tempo lo farà morire fino a spaccarsi e quello è il momento in cui la vita comincia a germogliare. Se il seme volesse preservare se stesso, marcirebbe senza arrivare mai a far nascere qualcosa di nuovo. In un secondo passaggio don Arrigo ha ripreso la dinamica del seme che è anche quella dell’uomo adulto. E forse è il motivo per il quale tante persone rimangono adolescenti senza arrivare mai a generare. Diventare adulto infatti significa lasciarsi trasformare dalla vita, significa sapersi mettere da parte, scomparire quando è necessario. L’adulto accetta di entrare in un processo che è irreversibile: quando il seme muore, non può più tornare indietro. Il nemico dell’uomo moderno diventa allora il tempo, l’incapacità di accettare la direzione di processi che sono per sempre. Se vuoi amare, non puoi pretendere di occupare sempre la scena. Infine nella sua riflessione ha ripreso alcuni passaggi della lettera Patris Corde che il Santo Padre scrisse a tutti i credenti nel 150esimo anniversario della proclamazione a patrono della Chiesa universale di San Giuseppe. Lo scrittore polacco Jan Dobraczyński, nel suo libro L’ombra del Padre, ha narrato in forma di romanzo la vita di San Giuseppe. Con la suggestiva immagine dell’ombra definisce la figura di Giuseppe, che nei confronti di Gesù è l’ombra sulla terra del Padre Celeste: lo custodisce, lo protegge, non si stacca mai da Lui per seguire i suoi passi. Ricordiamoci che padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui. Tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità nei suoi confronti. Nella società del nostro tempo, spesso i figli sembrano essere orfani di padre. Anche la Chiesa di oggi ha bisogno di padri. È sempre attuale l’ammonizione rivolta da San Paolo ai Corinzi: «Potreste avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri» (1 Cor 4,15); e ogni sacerdote o vescovo dovrebbe poter aggiungere come l’Apostolo: «Sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo» (ibid.). Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze. Concludendo, don Arrigo ci ha invitato a leggere con passione questa lettera con lo scopo di accrescere l’amore verso questo grande Santo, per essere spinti a implorare la sua intercessione e per imitare le sue virtù e il suo slancio. La celebrazione si è conclusa affidando i nostri papà e le nostre famiglie con questa preghiera che per l’occasione il Maestro Palmiro Froldi ha musicato. Ne condividiamo il testo:
Salve, custode del Redentore,
e sposo della Vergine Maria.
A te Dio affidò il suo Figlio;
in te Maria ripose la sua fiducia;
con te Cristo diventò uomo.
O Beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi,
e guidaci nel cammino della vita.
Ottienici grazia, misericordia e coraggio,
e difendici da ogni male. Amen.
Dopo l’incontro catechistico, la mattinata si è conclusa con il pranzo comunitario. Un grazie sentito va a Simone e Cristiana che hanno guidato i papà nella celebrazione, a chi ha reso bella e solenne questa domenica, dalla preparazione della mensa eucaristica alla mensa quotidiana. Grazie grazie grazie con la certezza che San Giuseppe possa sempre sostenerci nel nostro cammino di ogni giorno.










