L’amore che attendiamo non è quello che avevamo in mente noi
In questi giorni abbiamo celebrato la solennità di San Giuseppe nelle nostre parrocchie; un atto doveroso per ricordare non solo un Santo, ma un uomo che ha saputo riflettere l’amore in ogni aspetto della sua vita. In questo senso Giuseppe rende evidente che l’amore non è un sentimento, un impulso che uno prova davanti alla vita, bensì un giudizio che si matura poco per volta: ci vuole tempo per amare.
San Giuseppe per amare deve attendere, deve accettare che passi del tempo. E quando l’amore arriva, deve aprire il cuore, deve essere disponibile al fatto che l’amore che ha lungamente atteso non sia come quello che aveva in mente. Accogliere Maria incinta di Gesù era completamente fuori dai suoi programmi. Con una battuta si potrebbe dire che Giuseppe ha imparato ad amare perché è stato disponibile all’imprevisto.
Essere padri è una responsabilità, un impegno per la vita. San Giuseppe è stato padre, un padre silenzioso, impegnato, un uomo giusto; una presenza discreta. In un tempo in cui tutto sembra fluido, precario, e provvisorio, Giuseppe ci insegna il valore della stabilità, della fedeltà quotidiana, dell’esserci senza clamore, senza bisogno di apparire: egli non ha compiuto gesti spettacolari, non ha pronunciato nemmeno una parola, ha semplicemente scelto di restare e obbedire.
San Giuseppe ha protetto, nella libertà dell’amore.
Come non onorare, un uomo che a differenza di Maria non è stato preservato dal peccato originale, ma al contrario, ha sperimentato la fragilità umana e perfino il dolore del tradimento.
Nell’occasione abbiamo festeggiato in oratorio con una cena comunitaria sempre un bel momento di trovarci tutti insieme, sperimentare ancora la gioia del vivere comunitario, dell’essere madri e padri in tempo d sfide e condivisione.
E allora, auguri a tutti i papà che ogni giorno in silenzio restano accanto, a quelli impegnati, ma che scelgono di restare; auguri ai papà a cui la vita ha tolto molto, ma restano sempre padri; auguri ai papà che brillano altrove.
Don Arrigo







